#LAVOROVER40

#lavorover40_locandina-stampa

DAL 9 AL 12 E DAL 16 AL 19 APRILE

LE PECORE NERE SRL

presenta

#LAVOROVER40

LIBERAMENTE TRATTO da “LA DOMANDA D’IMPIEGO” di MICHEL VINAVER

CON

BRUNO TRAMICE

ETTORE NIGRO

LORENA LEONE

CLARA BOCCHINO

Costumi ALESSANDRA GAUDIOSO

Scene CONCETTA CARUSO CERVERA E FRANCESCA MERCURIO

Disegno luci ETTORE NIGRO

Movimenti coreografici LORENA LEONE

Regista Assistente ROSARIO D’ANGELO

Regia

BRUNO TRAMICE 

NOTE DI REGIA

L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro: da qui l’urgenza di trarre ispirazione dal testo di Michel Vinaver “la domanda Di Impiego” per tracciare una linea, tra le più problematiche, legata al lavoro. Un peso su cui occorre dibattere e confrontarci.

La disoccupazione, restare in balia di contratti a progetto, essere licenziati o costretti a dare le dimissioni dal mondo lavoro, oggi non è solo un timore ma una realtà quotidiana fin troppo tangibile, che investe, non solo l’Italia, ma il mondo intero da un cinquantennio e più.

“#Lavorover40”, spettacolo che ho diretto, vuole raccontare, attraverso la storia del protagonista Fage, un dirigente d’azienda di 43 anni costretto a dimettersi, le possibili ripercussioni che la perdita del lavoro può avere sulla dignità umana entrando fin nella vita affettiva della famiglia minandone i rapporti e la solidità stessa. Fage, ma potremmo dire, (Marco, Giulia, Giovanni) dopo anni dedicati con fede e lealtà alla sua azienda, in nome di un progetto comune, di un ideale condiviso e perché no di una visione del mondo, viene rottamato senza la possibilità di riciclarsi perché a 43 anni, per le logiche aziendali, sei già vecchio.

Per questo motivo, Fage, non si dà pace e cerca di reagire alle conseguenze di tale perdita rivendicando la sua dignità umana e professionale e fronteggiando tutti i problemi di una serena quotidianità familiare, perduta. È il tempo dei rimpianti, dei dubbi, delle promesse non mantenute, del se avessi detto ho fatto così, degli esami di coscienza, che come fossero un gioco crudele vengono espletati da cinici e surreali selezionatori del personale, con minor esperienza di lui, durante i colloqui attitudinali. Né viene fuori un quadro di una disperata umanità in cui Louise, la moglie, tenta di arginare la sua solitudine prima che lo porti alla deriva. Dimmi Nathalie, dirà Fage rivolgendosi, non a caso, alla figlia sedicenne: “Perché lavoriamo? Per guadagnarci la vita? Ma quale vita? Lo so che bisogna dedicarsi a un lavoro, e io sto per dedicarmi a questo niente”

Perché una generazione senza lavoro, oggi, è una vita senza futuro.

Bruno Tràmice

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